il suo bacio sapeva di caffè e cioccolato. era uno studente che avevo conosciuto al corso di morale del professor schnitlzer a frisinca: lui sedeva di fianco a me e copiava i miei appunti. quando me ne accorsi lo guardai severo, come a dirgli “ma che fai? pigliateli da te.” ma lui mi sorrise e mi disse “mica te li rubo!”. non potei che ridere anche io del mio rigore. all’uscita mi volle pagare il pranzo “così, per sdebitarmi” mi disse affabile. andammo da ludwing, l’oste che mesceva birra e offriva wurstel a poco prezzo per gli studenti. bevemmo un paio di birre a testa, parlammo molto, si chiamava hans, aveva vent’anni, era stato in guerra come me, a scavare trincee. ed era bello. bellissimo. non ricordo come ci trovammo a casa sua, fece un caffè e mi offrì una cioccolata alle nocciole. versò il caffè, ne bevve un sorso mangiando un pezzo di cioccolato, poi si alzò, mi prese il viso tra le mani e mi baciò. il suo bacio sapeva di caffè e cioccolato. chiusi gli occhi e lo lasciai fare, era morbido e sincero. mi portò nella stanza a fianco, dove c’era un vecchio letto in legno, corto ricordo, perché quando mi buttai sopra ci sbattei la testa. ridemmo come due ragazzini. e poi facemmo l’amore.
non lo vidi mai più. l’anno seguente fui ordinato sacerdote e poi iniziai a insegnare. il resto della storia che m’ha portato fino a roma non serve lo racconti.
questa mattina è giunta una busta con scritto solo “per joseph”, con una calligrafia incerta ma ordinata. il messo m’ha domandato “vuole che la apra io?” gli ho detto “no, lasci pure a me”. dopo averlo congedato l’ho aperta, ho letto subito la firma in basso, hans, e quasi piangevo. era una lunga lettera, mi raccontava la sua vita, tutta, disgraziata. mi ringraziava per quel poco d’amore che gli avevo regalato quel giorno a frisinca e si congratulava per la mia elezione.
in questi anni ho pensato spesso ad hans, al sapore di cioccolato e caffè. e all’amore di quel pomeriggio. il più bello della mia vita.